Orientamento teorico del CSTG

Nel panorama degli attuali orientamenti in psicoterapia,  l’approccio della Gestalt, orientamento teorico del CSTG, rappresenta un indirizzo che si è consolidato progressivamente negli ultimi decenni sino a divenire uno dei modelli di intervento ben rappresentati sul territorio nazionale, sia per la ricchezza e coerenza interna del modello epistemologico di riferimento, sia per l’efficacia ed attualità del modello di intervento nel lavoro clinico sull’ individuo e sui gruppi.

Alla diffusione del modello clinico-applicativo, che in Italia data oltre un trentennio, è andato affiancandosi un progressivo consolidamento di iniziative di formazione professionale che ad oggi si esprimono in una decina di istituti di formazione che operano sul territorio nazionale.

Tali iniziative risultano per la maggior parte collegate ad associazioni professionali o ad autorevoli rappresentanti della disciplina che svolgono la loro attività in paesi dove la Terapia della Gestalt si è originariamente sviluppata, in particolare negli Stati Uniti d’America dove sono presenti tre principali orientamenti: la Scuola della East Coast (l’Istituto di New York, che raccoglie l’eredità di Laura Polsner Perls, Isadore Fromm, Paul Goodmann), la Scuola della West Coast (che raccoglie l’orientamento dell’ ultimo periodo di Fritz Perls e di suoi collaboratori quali Jim Simkin, Claudio Naranjo, Gary Yontef, Abraham Lewitzky) e la Scuola di Cleveland (rappresentata da Joseph Zinker, Erving e Miriam Polster).

Sotto l’influsso dei rappresentanti delle scuole statunitensi, anche l’Europa ha assistito ad un progressivo espandersi ed approfondirsi del modello gestaltico ed annovera, allo stato attuale, una ricca distribuzione di iniziative qualificate di realtà associative e di formazione professionale in InghIlterra, Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Svezia, Belgio, Olanda, solo per menzionare i riferimenti più consistenti.

Nella realtà italiana la Psicoterapia della Gestalt si esprime a livello associativo nella Federazione Italiana delle Scuole e Istituti di Gestalt (FISIG), di cui ilo CSTG è stato socio co-fondatore, che si è costituita nell’aprIle 1989 allo scopo – come recita l’art. 4 del suo statuto – di “favorire l’evoluzione della teoria e delle tecniche di intervento della Gestalt in ambito nazionale ed internazionale. A tal fine promuove attività di ricerca, sperimentazione e divulgazione per sensibIlizzare ai principi della pratica gestaltica, agevolare e tutelare la diffusione corretta di tale metodo”.

Scopo precipuo della Federazione stessa è quello di stabIlire i criteri di tutela degli standards quanti-qualitativi delle attività formative, come è specificato all’art. 1 del suo regolamento: “La FISIG ha, inoltre, Il compito di garantire la corretta definizione ed attuazione, da parte delle Scuole ed Istituti Federati, dei programmi di formazione professionale alla pratica psicoterapeutica, alla docenza ed alla supervisione didattica e professionale”.

Il CSTG è sorto a seguito di un periodo di confronto e collaborazione su temi inerenti la psicoterapia della Gestalt da professionisti che da tempo erano impegnati in programmi di formazione nella stessa disciplina, o in altri indirizzi della psicoterapia e delle scienze umanistiche.

Rispetto al quadro teorico di riferimento, l’orientamento teorico del CSTG deriva il suo impianto teorico-formativo dalle correnti della psicologia e della psicoterapia che si rifanno a: Psicoanalisi freudiana, Psicologia analitica, Psicologia della Forma, Teoria del Campo, Fenomenologia, Esistenzialismo ed Antropoanalisi, Psicologia Umanistica, Carattroanalisi, psicologia archetipica e Semantica Generale.

Più in particolare, le acquisizioni della psicologia generale che rappresentano il bagaglio teorico adottato dal CSTG sono rappresentate da:

– I postulati della Psicoanalisi freudiana integrati o modificati dalla impostazione di Perls relativa alla: centralità dell’attitudine appetitiva, come modello dell’interscambio tra l’individuo e l’ambiente, nei confronti della pulsione libidica; priorità per il lavoro esperienziale, più che interpretativo; attenzione per il “modo di essere nel mondo” nel qui ed ora, come via privilegiata di accesso all’indagine anamnestica;

– la Psicologia della forma: globalismo percettivo, rapporto figura/sfondo, tendenza a completare le parti mancanti della figura

– la Teoria del Campo di K. Lewin

– la autoregolazione organismica di K. Goldstein

– la Teoria dei sistemi Von Berthalanfy

– la Psicologia evolutiva nei suoi diversi aspetti: psicoaffettivo (Freud, Mahler, Stern e Jung per quanto riguarda il processo di individuazione, J. Bowlby e J. Winicott per quanto riguarda la formazione dei legami affettivi), cognitivo (J. Piaget) e della socializazione (K. Danziger)

– la teoria delle relazioni d’oggetto di Modell e Guntrip

– la Psicologia dell’Io (A. Freud e H. Hartmann)

Su tale background teorico di riferimento si innestano elementi caratterizzanti l’orientamento teorico specifico adottato dal CSTG che tengono conto in particolare di:

– modello sistemico nello studio e nel lavoro clinico relativo alla coppia, alla famiglia e alle comunità. Tale impostazione rappresenta una prerogativa particolarmente sviluppata dal CSTG nel lavoro con pazienti schizofrenici, tossicodipendenti o adolescenti allorchè il lavoro sul sistema e sul contesto risulta di imprescindibile importanza.

Tale impostazione trova un coerente quadro di riferimento nell’assunto fondamentale dell’interazione individuo/ambiente quale modello fondamentale di riferimento dell’ottica gestaltica. A riprova di tale orientamento sta la formazione nell’ottica relazionale conseguita da buona parte dei didatti del Centro (Zerbetto, Raffagnino, Mozzicato)

– lavoro sul corpo secondo un’impostazione che si rifà prioritariamente a Wilhelm Reich, di cui Perls fu paziente e allievo, in particolare in reazione al lavoro sui blocchi emozionali, sulla corazza muscolare, sulle strutture caratteriali, sulle corrispondenze tra conflitto psichico e linguaggio del corpo in generale.

A riprova di tale orientamento sta la formazione approcci psicocorporei conseguita da buona parte dei didatti del Centro (Zerbetto nella Caratteroanalisi reichiana, Alessandra Callegaris nella Bioenergetica, Valter Mader e Giovanni Montani nello Siatzu e nel Bodywork integrativo)

– antropoanalisi binswangheriana attraverso una piena valorizzazione dei contenuti dell’impostazione fenomenologico-esistenziale sia per quanto concerne il modello teorico di riferimento che quello clinico applicativo;

– processo creativo, nell’accezione di J. Zinker, per il quale si sottolinea l’imprescindibile aspetto creativo, inventivo, innovativo sia nell’operare in psicoterapia che nella comune accezione di adattamento creativo alle sempre diverse condizioni dell’interazione Io/mondo.

– lavoro sulla consapevolezza nei suoi diversi livelli, sensoriale-corporeo, emozionale, immaginativo, cognitivo e relazionale, attraverso la ricerca di ambiti integrativi di approfondimento con pratiche di diversa derivazione;

– approfondimento del lavoro sui “processi primari” in collegamento con la tradizione collegata ala Da-sein analisi e alla componente fenomenologico-esistenziale nella prospettiva del filosofo Van Dusen.

– approfondimento sulle componenti teorico-epistemologiche collegate al tema della “libido” in Sigmund Freud con elaborazioni successive in ambito junghiano e ferencziano. Tali collegamenti si arricchiscono di apporti collegati ai testi platonici sui dialoghi sull’Eros e alle altre componenti della  dialettica amorsa, come agape e philia. Sul tema sono state avviate delle Conferenze mensili sul tema “Dialoghi sull’amore” inaugurati da Umberto Galimberti e che prevedono una alternanza di relatori su temi di carattere psicologico, filosofico e letterario.

– polisemia del linguaggio e collegamenti con ambiti di carattere semiologico attraverso la attiva partecipazione alla Associazione Simbolo, Conoscenza e Società collegata al Dipartimento di Lettere e di Semiotica dell’Università di Siena. Sul tema “mito e psiche” verrà promosso a settembre una Giornata su “Arianna, dalla vicenda mitica alla sindrome clinica”.

– il tema del mito (con particolare a quello greco) con integrazioni del concetto di gestalt (intesa come fattore significante di un insieme di elementi in possibile connessione reciproca) con quella di archetipo (in senso junghiano-hillmaniano) e di complesso (in senso freudiano).

– collegamento tra il lavoro di drammatizzazione gestaltica e la drammaterapia con particolare riferimento all’uso del testo collegato alla tragedia attica come elemento di evocazione di significato e di vissuto grazie al fenomeno della identificazione proiettiva con il mitema come rivisitazione in chiave psicologica moderna del fenomeno della mimesi (con riferimento alla poetica di Aristotele)

– area clinica del gioco d’azzardo patologico come nuova forma di dipendenza. In tale prospettiva è stata avviato, grazie ad un finanziamento della Regione Toscana, il progetto “Orthos”, un programma di recupero per giocatori problematici in ambito residenziale breve sotto a direzione scientifica del dr. Zerbetto e con il coinvolgimento di ex-allievi della Scuola. Il progetto è giunto al suo quinto anno dis sperimentazione con l’avevnuto trattamento di 156 utenti. Il programma di ricerca viene coordinato dal prof. Vincenzo Caretti dell’Università di Palermo.

– aree cliniche e di ricerca sui disturbi alimentari psicogeni (che si configurano in Moduli sul tema di “Corpo e immagine” giunti alla terza edizione), i disturbi psicodermatologici e collegati a sindromi ansiose e attacchi di panico.

– ricerca sulla dinamica della creatività con particolare riferimento al processo morfogenetico ed ai suoi blocchi.

– elaborazione concettuale dei presupposti epistemologici e metodologici della Gestalt terapia applicata con una elaborazione di un modello di intervento sul tema del counseling e della psicologia scolastica.

– teoria del self e del duplice contatto attraverso lo sviluppo di quanto sintetizzato nel paragrafo precedente nell’ottica di una coerente impostazione che lega il contatto con il “mondo interno” a quello con il “mondo esterno” nella prospettiva dell’impostazione gestaltica relativa al rapporto individuo/ambiente, alla teoria del campo e quello di autoregolazione organismica. Su questo tema viene presentata una rivisitazione innovativa e sistematica sulle funzioni/disfunzioni del self a cui si rimanda nella sezione che segue unitamente all’approfondimento degli aspetti filosofici, epistemologici e metodologici si rimanda alla sezione che segue.

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