(stralcio da un articolo per GiocoNews)

Riccardo Zerbetto

Non avendo ancora avviato la ripresa in forma di accreditamento collegato al Sistema Sanitario Nazionale, abbiamo optato per una formula mista che si rivolgesse a diversi tipi di dipendenza “comportamentale” e cioè non necessariamente collegata ad un abuso di psicodroghe. Si sono quindi ritrovate persone affette sia da Disturbo da gioco d’azzardo che da Internet addiction, Dipendenza affettiva e Disturbi alimentari. Il “minimo comune denominatore” è stato il lavoro di approfondimento della cosiddetta addiction prone personality, quell’insieme di tratti personologici che sembrano predisporre alcune persone a cadere in forme di abuso (o dis-uso) nel rapportarsi con sostanze (in questo caso la cocaina … anzi il ben più temibile crack) se non da psicofarmaci o da “comportamenti compulsivi”.

Un po’ come nel Decamerone descrittoci da Boccaccio nel quale, per distanziarsi  dalla città colpita dalla peste, un gruppo di giovani (o meno giovani) si sono ritrovati a “raccontarsela”, anche in questo caso, grazie anche al piacevole contesto delle colline senesi, delle terme e della buona cucina, si è offerta la possibilità di rammendare fili interrotti di esistenze afflitte da sofferenze antiche, spesso amplificate dal ricorso a comportamenti compulsivi, o recenti anche in collegamento con il forzato isolamento pandemico. Ma preferisco dare la voce ad alcune testimonianze a caldo su questa esperienza di intensa e rigenerativa condivisione:

“Oggi è stato il primo giorno dove realmente ho iniziato a prendere contatto con la parola fine. Non è stato facile per niente. Quando ho scelto di fare questo programma, l’ho fatto principalmente per un motivo vero, disintossicarmi dalla mia droga e di conseguenza ritrovare la voglia di vivere.

È da non credere come mi debba sforzare per ricordarmelo. I motivi per i quali ho iniziato questo programma, ora, mi sembrano lontani anni luce. Quest’esperienza posso dire a gran voce, mi ha cambiato la vita. Mi ha fatto sentire viva come non mai. Mi ha fatto conoscere la mia persona in profondità. Mi ha fatto ridere, piangere, emozionare, condividere, respirare come mai avevo fatto fino ad ora”.

“Adesso ho compreso il significato della parola Orthos. Mi vedo camminare, guardare avanti ma con la splendida consapevolezza di non essere più da SOLA”.

“Credo che questa esperienza abbia avuto l’obiettivo di smascherare i nostri evitamenti, le nostre paure e le nostre inibizioni, così come le nostre illusioni, attraverso tecniche verbali e non verbali: il risveglio sensoriale, il lavoro sull’energia, la respirazione, la meditazione, il corpo e la voce, l’espressione dell’emozione, la confrontazione, la sedia, il cuscino, il lavoro sull’ombra, sull’integrazione delle parti scisse, il lavoro sui sogni, la creatività artistica e altre ancora, insieme. Un tutto che è più della somma delle parti”.

“La vita in comune richiede compromessi e ci mette alla prova; non tutti condividiamo gli stessi linguaggi e la stessa forma di stare in relazione, mangiare, apprendere, lavorare. Così, naturalmente andiamo incontro alla possibilità che si generino conflitti o confrontazioni. I fatti hanno dimostrato che le incomprensioni maggiori nella comunità si sono verificate quando è venuta a mancare la chiarezza e il dialogo, come in certi casi per le provviste o in altra occasione per le uscite. Certe rigidità nei confronti di un adattamento più creativo alle circostanze che via via si presentavano hanno anch’esse contribuito alle, tutto sommato, poche frizioni interne alla truppa”.

“In tema di cambiamento … che abbiamo affrontato a più riprese, un haiku: “Sai quel che lasci – per una via nuova – Non quel che trovi …”

“Per me … un click nell’apertura del cuore e una maggiore attenzione anche alle piccole cose”.

“Ciò che mi rimane di più prezioso è che quando ci permettiamo di essere “seriallegri” siamo in contatto con la nostra piccola scintilla divina … e da lì, tutto viene da sé. “Il segreto cara Alice “, sussurra il Cappellaio Matto ad Alice nel Paese delle Meraviglie, è circondarsi di persone che ti facciano sorridere il cuore”.

E per concludere, sempre come parte della neonata “Haiku Terapia: “Meno ma meglio – Net, Gap, Sex, Food, Drugs, Work e …In ogni cosa …!”.