Il fato guida chi segue, trascina chi recalcitra. Viviamo così, parliamo così: il destino ci trovi pronti e solleciti.

È grande l’anima che si è abbandonata ad esso: al contrario è meschina e vile quella che fa resistenza e disprezza l’ordine dell’universo e preferisce correggere gli dèi piuttosto che se stessa.

L.A. Seneca, Lettera a Lucilio n°107, in Tutti gli scritti, p. 1277 (Rusconi, 1994)

Quando questi due Poteri, il Kaza – o potere universale – e il Kadar – o potere individuale – agiscono insieme armoniosamente, tutto va bene. Ma quando si scontrano, ciò che è ritenuto giusto dal Kaza avverrà, senza riguardo per quello che pensa il Kadar. Coloro che lo sanno e accordano la propria volontà con quella del Kaza, la Volontà universale, cominceranno a sentire degli impulsi divini, e sentiranno altresì ogni volta ciò che è o non è in armonia nello stesso Kadar. Per costoro i fallimenti nella vita saranno minori. La vita per loro sarà più facile, poiché nuotano con la corrente e non contro corrente.

H.I. Khan, In un roseto d’oriente, p 138 (Mediterranee, 1988)

Probabilmente le parole di Seneca, che cita traducendo dal greco lo stoico Cleante, e quelle di Hazrat Inayat Khan appariranno ingenue agli occhi di molti di noi, sempre più educati e votati al conseguimento degli obiettivi e al soddisfacimento dei desideri come modelli di condotta migliori, se non unici al fine di rendere la vita significativa. Eppure, se messo in pratica, l’invito a ridimensionare l’egocentrismo per armonizzarsi col più ampio contesto del quale si è minima parte, potrebbe assicurare benefici psicologici inattesi quanto salutari.