Sensory awareness

Sensory Awareness

Sulla percezione e consapevolezza

cura di Valter Mader

(parte seconda)

Polarità

tutto è duale, tutto ha due poli, ogni cosa ha il suo opposto.

Proseguiamo il viaggio entrando più nello specifico della conoscenza di come siano caratterizzanti i contenuti delle “Credenze che Distorcono” la visione al di fuori di noi.  Eccoci quindi ad avviare il viaggio per conoscere il tema delle polarità e scoprendo quelle personali di cui siamo a conoscenza e quelle di cui non siamo consapevoli. Il viaggio genera timore o paura di incontrare queste parti nascoste e paura di non reggere l’esperienza della furia dei nostri elementi interni scatenati, del rischio della dissoluzione della immagine rassicurante che abbiamo di noi stessi. La conoscenza dissolve i nostri attaccamenti alle idee fisse, da ciò che “ci piacerebbe essere”.

Ricordo che Perls sosteneva che in realtà lo scopo implicito della terapia non era tanto quello di mirare alla soluzione dei problemi, ma piuttosto allo sviluppo di una posizione centrale in cui questi ultimi, ovvero le caratteristiche conflittuali dell’individuo, vengono lasciate così come sono e semplicemente contemplate fenomenologicamente. Si tratta quindi di sviluppare una consapevolezza che sia in grado di contemplare divinità pacifiche e irate, visione pura ed impura senza né preferenze né attaccamento. Una accettazione incondizionata dunque dell’essere ciò che si è essendo capaci di fare la propria scelta. Il percorso di conoscenza di sé necessita di un motivato “intento” per raggiungere il fine che ci si propone e il senso di questo termine, sinonimo di intenzione, indica volontà più determinata e più diretta allo scopo.

Nella pratica della consapevolezza ciò che viene richiesto è di sviluppare una maggiore capacità di autosservazione e scoprire come si funziona e ottenere più informazioni su se stessi

 

L’esperienza esplorativa delle polarità volge al fine di integrare quelle parti che non appaiono come percezione di sé. Potrebbero essere carenti gli aspetti Apollinei e Dionisiaci e naturalmente necessita valutare ciò che serve. Se manca l’aspetto Apollineo, i cosiddetti “piedi in terra” c’è certo bisogno di sviluppare più concretezza, il “senno”, un “fare i conti”, la “razionalità”, mentre quando è carente l’aspetto Dionisiaco allora bisogna imparare a “lasciarsi andare”, a sviluppare un po’ ‟ di istintualità, lasciare il “controllo”.

Questa integrazione necessita per la maggior parte delle persone “cristallizzate” nel vivere in modalità “giuste e ben adattate”, probabilmente determinate da una sempre più amplificata massificazione attraverso il condizionamento o ipnosi sociale. L’azione per uscire da questa bolla “cristallizzata” è indirizzata a quelle parti che sveleranno gli introietti e a prendere contatto con le parti rimosse che sono le parti negate. Il corredo di tecniche gestaltiche è ampio per promuovere lo svelamento di modalità di stare al mondo, quali:” generalizzazioni e nel parlare di … “piuttosto che” parlare a …” scoprire  il ”doverismo e l’intornismo”,  il focalizzare l’attenzione sull’”esperienza del qui e ora”, l’importante e basilare  rispecchiamento  attraverso i feedback nelle esperienze di gruppo in quanto sono proprio di aiuto per  riconoscere ciò che viene negato.

Un aspetto importante del lavoro “terapeutico” è quello di svelare, di aiutare a prendere consapevolezza degli aspetti del sé negati. Il concetto di rimozione esprime fondamentalmente la negazione dell’evidenza, dell’ovvio. Ci si limita continuamente nel proprio potenziale creativo impedendo di far affiorare alla coscienza quello che Freud chiama “inconscio” che per la Gestalt, in cui si sottolinea la propria responsabilità in ciò che si sceglie di vedere, rappresenta sostanzialmente il rifiuto di “prestare attenzione”, il nostro bisogno di evitamento nel “vederci”. Stiamo con l’osservazione di S.Mazzei: ”In altre parole si fa la scelta “inconsapevole” di essere “inconsapevoli” limitando pertanto l‟ auto-osservazione”

In queste figure tratte dal libro di Zinker , possiamo avere una rappresentazione grafica del modo in cui noi limitiamo la consapevolezza dei nostri aspetti polari.Questa mappa rappresenta la “visione di sé” delle numerose “polarità” intese come manifestazioni anche contradditorie del Mondo Interno (MI) di una persona e di cui la stessa ne è consapevole e agisce negli accadimenti della vita.

Questa mappa rappresenta la “visione di sé” limitata al minor numero di “polarità” nella zona bianca e la persona non è consapevole delle tante forze ed emozioni che risiedono nella zona scura e ciò rende “monotona” la sua risposta  negli accadimenti della vita

Poniamo l’esempio di molte persone che si manifestano in maniera sempre gentile e mai consapevoli della propria crudeltà: dolci, affabili e sensibili e che respingono la possibilità in se stessi di essere altrimenti.

Traiamo dal libro  “Narciso e Boccadoro” di Hermann Hesse la polarità di contrasto fra spirito e natura. Narciso è l‟Apollo che governa gli impulsi e vive in un monastero aspirando a divenire un monaco, è una sorta di praticante di Vipassana: contemplativo, sensibile, molto centrato su di sé e che governa tutte le proprie pulsioni. Boccadoro è il Dioniso centrato sui sensi con animo artistico, che vive una vita vagabonda ed è sempre in giro, ha molti amori e fa molte esperienze. Un tipo “vita spericolata”. Narciso e Boccadoro sono grandi amici ma devono dividersi se vogliono “trovare se stessi”. Ecco quanto Narciso dice a Boccadoro: “Non è il nostro compito quello di avvicinarci, così come s’avvicinano il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra mèta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro, d’imparar a vedere ed a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento.”

Riprendiamo in questo contesto quanto sopra detto, rispetto all’attitudine di vivere la relazione con il mondo attuando una modalità  manipolatoria o non autentica, che è caratteristico dei modi nevrotici di “stare nel mondo”. Sottolineiamo che questo modo nevrotico è caratterizzato dall’evitamento di sostenere certe esperienze e determina delle “fughe” in quanto scarsamente educati al contatto con l’ambiente, a “stare con l’esperienza” per quanto possa essere dolorosa o sconcertante.

E’ mia opinione che la nostra società moderna sia particolarmente orientata all’ immagine e sia sempre più esaltata nel mito della personalità. È richiesto il camuffamento di gran parte del nostro essere con la conseguenza di dover togliere dal nostro manifestarci tutto ciò che può essere discutibile per noi o per gli altri. E’ una azione per uniformare le reazioni agli eventi,  tipo logica binaria “ uno- zero” “ mi piace non mi piace” e altro. Questo recupero delle differenziazioni restituisce dignità al sentito emozionale e corporeo, ancora troppo spesso censurato nella cultura occidentale che codifica rigidamente l’espressione pubblica della collera, della tristezza, dell’angoscia …. e anche della tenerezza, dell’amore e della gioia.

Maschile – Femminile                                                         Altruismo – Egoismo                                                                              Aggressività – Sottomissione                                           Logica – Fantasia                                                                                                          Gioco – Lavoro                                                                      Forte –Debole                                                                                                             Deciso – Indeciso                                                                Socievole – Ritirato                                                                                                Estroverso – Timido                                                         Distruttore / Conservatore                                                                                          Libertà / Controllo                                                                Dissoluto / Integro                                                                                               Intuizione / Logica                                                             Arte / Matematica                                                                                                Analogico / Digitale                                                          Separazione / Connessione                                                                                   Creatività / Adattamento                                                          Drago / Eroe

Pazzia / Senno                                                                              Antitesi / Tesi

 

E quanti altri?

Scopriamoli!!

Prendiamo l’esempio di una persona che non è abituata esprimere la sua debolezza. Sarà una persona che si riempirà la testa di frasi come “io sono forte, ce la posso fare da solo, non ho bisogno di nessuno!”, quando in realtà forse potrebbe anche concedersi il fatto di esprimere la sua difficoltà e chiedere aiuto a qualcuno.

e via discorrendo potenzialmente all’infinto: ogni persona dunque all’interno di se può avere “più persone”. Una parte del lavoro gestaltico consiste nel far dialogare queste partifarle conoscere alla persona, farle esprimere in modo tale che possa usarle.

Nella concezione di Perls, la nostra consapevolezza è ristretta perché non accettiamo la sofferenza e perciò il processo di accompagnamento necessità di mantenere un elemento di austerità. La persona “nevrotica” sarà gradualmente educata a “stare con l’esperienza”, per quanto doloroso possa essere. La terapia della Gestalt mira alla integrazione degli opposti, per far si che gli individui possano diventare veri e reali e funzionare come la totalità sana che ogni organismo ha implicita nella sua natura. La ricaduta più significativa nella pratica terapeutica della polarità consiste nel processo di integrazione delle proiezioni. Infatti uno degli obiettivi del processo terapeutico che più premeva a Perls, era far si che le persone si riappropriassero  il più possibile delle proiezioni che avevano messo nell’ambiente. Le proiezioni sono i tratti di noi che non accettiamo e che per allontanarli e non sentirli pericolosi, attribuiamo all’ambiente e agli altri. In questo modo la realtà ci risulta distorta e più proiettiamo più questa diviene sconosciuta nella sua vera essenza. Attraverso le tecniche di assimilazione è possibile aiutare le persone a “riprendersi” quello che hanno messo fuori e a incorporarlo di nuovo. Quello che è stato messo fuori viene allora riconosciuto come parte della propria esperienza. Le tecniche varie avranno il fine di portare in evidenza le gestalt emergenti e dare una loro posizione nella sfera della consapevolezza e per fare ciò saranno sperimentate fino in fondo alle loro manifestazioni più contrastanti Vivere una vita nel pieno delle proprie potenzialità, conoscere a fondo le polarità che stanno alla base delle nostre nevrosi è possibile grazie alla riconciliazione delle polarità che stanno dentro ognuno di noi. Su questa “anagnosiris” (termine che Aristotele introduce nella sua Poetica e che possiamo tradurre come “rammemorazione”) Claudio Naranjo desume il paradigma del percorso di crescita e “adultizzazione” nelle persone che inconsapevolmente rimuovono (nell’inconscio) le verità scomode e questo percorso ci può portare ad una condizione più consapevole, adulta corresponsabile del nostro destino personale ma anche del contesto sociale di cui siamo partecipi.

Ascolto Attivo o Attivo l’Ascolto?
Sono interessato a te!

Praticare l’ascolto attivo significa riuscire a dire all’altro: “Ciò che tu sei e comunichi è importante per me”.

Si sente spesso parlare di ascolto attivo, ma quanti sanno esattamente di che si tratta? Iniziamo col dire che, insieme all’empatia e all’accettazione incondizionata, l’ascolto attivo è uno dei tre pilastri del modello di Counseling di Carl Rogers, attraverso i quali è possibile accompagnare la persona alla riscoperta delle proprie risorse.

Si tratta di una tecnica sviluppata da Thomas Gordon – il celebre psicologo americano che ha dedicato gran parte della sua vita a divulgare le modalità di una buona comunicazione come strumento per la risoluzione dei conflitti fra genitori e figli, uomini e donne, insegnanti e studenti, dirigenti e dipendenti – e si basa sull’empatia e sull’accettazione incondizionata, con l’obiettivo di creare un clima in cui una persona possa sentirsi empaticamente compresa e non giudicata.

Quando si pratica l’ascolto attivo, invece di porsi con atteggiamenti che tradizionalmente vengono considerati da ”buon osservatore” – ossia, come persone impassibili, neutrali, incuranti delle proprie emozioni e tese a nascondere e ignorare le proprie reazioni a quanto si ascolta – è necessario rendersi disponibili a comprendere realmente ciò che l’altro sta comunicando, mettendo anche in luce possibili difficoltà di comprensione. Solo in questo modo è possibile stabilire rapporti di riconoscimento, rispetto e apprendimento reciproco.

Per diventare” attivo”, l’ascolto deve essere aperto e disponibile non solo verso l’altro e verso ciò che dice, ma anche verso se stessi, per ascoltare le proprie reazioni, per essere consapevoli dei limiti del proprio punto di vista e per accettare il non sapere e la difficoltà di non capire.

Ciò che è importante sottolineare, è che da questa modalità di ascolto è escluso non solo il giudizio, ma anche il consiglio e la ricerca di soluzioni agli eventuali problemi espressi dall’altro. Praticare l’ascolto attivo significa riuscire a dire all’altro: “Ciò che tu sei e comunichi è importante per me”.

 

Nello specifico, l’ascolto attivo si compone di quattro fasi:

  • Ascolto passivo: in questa fase si ascolta in silenzio, permettendo all’altro di esporre i propri problemi senza essere interrotto.
  • Messaggi di accoglimento: l’ascoltatore utilizza messaggi non verbali – come un cenno della testa, un sorriso, ecc. – e verbali (“Ti ascolto”), per far comprendere all’altro che lo sta veramente ascoltando.
  • Inviti all’approfondimento: attraverso messaggi verbali, l’ascoltatore incoraggia chi parla ad approfondire l’argomento senza giudicare o commentare ciò che è stato detto.
  • Ascolto attivo: in questa fase l’ascoltatore dà un feedback, una rilettura di ciò che ha detto l’altro per verificare se ha capito, riproponendo il contenuto del messaggio condiviso dall’altro con parole diverse, rimandando all’altro anche emozioni e sentimenti emersi nel racconto.
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