Topic

Come Topic di questo numero riporto alcuni abstracts delle tesi di fine corso che, come di consueto, sono state di grande interesse e che riteniamo utile condividere

 XVIII GIORNATA ANNUALE SULLA RICERCA E PRESENTAZIONE DELLE TESI DI FINE CORSO

Domenica, 11 ottobre 2020

ore 9,30-19.00

Coordinatore scientifico Riccardo Zerbetto

Coordinatore didattico Donatella De Marinis

 

Sono qui riportati gli abstract delle tesi degli allievi del corso di Counseling e di Psicoterapia che hanno presentato il giorno 11 ottobre 2020. Iniziamo con quelli della Psicoterapia, nei numeri prossimi pubblicheremo quelli del Counseling.

 

VALENTINA RINALDI (PT14)

Relatore: Riccardo Zerbetto

MASCHILE E FEMMINILE: L’INTEGRAZIONE DELLE PARTI NEL PROCESSO DI PSICOTERAPIA DELLA GESTALT

Personalità come gestalt.

Gestaltung come paradigma del modo in cui la personalità prende forma. Il processo integrativo e morfogenetico attivato dal percorso di psicoterapia (in TdG) Archetipo maschile e femminile come sinonimo di parte inconscia della personalità  partire dalle sue manifestazioni, perturbazioni del normale ritmo del fluire colte attraverso l’approccio fenomenologico; viene fatta emergere dallo sfondo in figura, resa consapevole all’esperienza della persona ed infine integrata alla personalità già cosciente, trasformandola in nuova sintesi (gestalt) e resa più sana.

L’unione dei monti sacri della Valle Camonica come fenomeno naturale tipico ed esclusivo del territorio camuno rappresentativo sia del processo morfogenetico, sia dell’incontro tra le polarità maschile e femminile.

L’obiettivo del percorso di psicoterapia della gestalt è permettere all’individuo di riappropriarsi delle parti di sé che ha disconosciuto ed alienato attraverso l’introiezione prima e la proiezione poi.

La naturale tendenza dell’individuo a configurare singoli elementi percepiti in strutture dotate di significato e a sperimentare la realtà in questi termini insieme al lavoro di integrazione delle parti scisse, sono già modi di entrare in contatto con il mondo appartenenti all’individuo, di cui la terapia della gestalt, con un lavoro di tipo maieutico, si avvale allo scopo di portare l’individuo a sperimentare la propria unicità e la propria autenticità.

La Gestalt ci offre un approccio orientato al processo attraverso il quale poter esplorare la specificità individuale, in questo caso la specificità individuale dell’esperienza maschile e femminile che spesso ci rimanderà alle caratteristiche archetipiche di questi due modi di essere, i quali si collocano alle polarità opposte e possono permettere all’individuo di vivere in modo sano e appagato quando riusciranno ad entrare in contatto, a coesistere e a esprimere la vera natura di quell’individuo che attraverso la riscoperta di sè, l’accettazione e la riappropriazione di quelle qualità che aveva amplificato dedicandogli troppo spazio

oppure alienato, privandosi della loro energia e del loro potenziale per aderire a una richiesta esterna. Infatti, se la fenomenologia pone al centro della sua ricerca l’epokè come luogo, il riconoscimento della intenzione come scopo, la sensazione come viaggio, in quanto mezzi per tornare al senso di sé e del proprio rapporto con il mondo, la Gestalt erge al centro del suo agire psicoterapeutico tre elementi che ne costituiscono il corpo pulsante e realizzano un continuum fenomenologico nei processi di crescita personale: il contatto, l’espressione, la creatività.

Il contatto emotivo costituisce un potente attivatore di conoscenza del proprio mondo interno e delle emozioni che ne costituiscono la tessitura; l’espressione delle proprie istanze emozionali realizza il prendere coscienza delle intenzioni contenute nel processo emotivo, quindi il riconoscere i profili del progetto in esse contenuto.

La creatività rappresenta il processo attraverso cui il progetto si trasforma in azione, creando forme fino ad allora inesistenti nella propria vita.

L’uomo viene osservato in toto, nelle interazioni con l’ambiente, nelle relazioni interpersonali e nelle proprie relazioni interne, per questo la psicoterapia della Gestalt può esser anche definita come terapia della relazione “Io-Tu”, “Organismo/Ambiente”.

La tesi dunque si pone l’obiettivo di sviluppare l’argomento cercando di seguire il processo morfogenetico che caratterizza la formazione di una gestalt chiara e pregnante. Pertanto nella prima parte, definibile come momento anamorfo, verranno delineati tutti quei presupposti teorici necessari alla comprensione del titolo, Gestalt di questo scritto. Il suo compimento avverrà nel momento in cui sarà ben presente in figura cosa si intende per archetipo, mito, parti del sé e polarità, scissione ed integrazione delle stesse. A questo punto potremo proseguire nella seconda metà dello scritto, il momento catamorfo, nella direzione dello sciogliersi degli indugi teorici, verso la comprensione dell’essenza del processo di psicoterapia: l’integrazione delle parti che, una volta scisse, sono state messe nella condizione di entrare nuovamente in contatto tra loro.

Lo sguardo che attraverserà le due parti prese in “esame”: il maschile e il femminile, sarà trasversale passando dalla teogonia, con il racconto della storia e della genealogia degli dei greci simboli primigeni del maschile e del femminile; alla tradizione archetipica junghiana nella descrizione di Animus e Anima, non dimenticando di completare il quadro con le figure della tradizione tantrica e infine taoista. Nel capitolo quarto dedicato alle polarità in contatto, si realizzerà l’unione di entrambi gli aspetti con la descrizione dello sposalizio della montagna: l’unione dei monti sacri della Valle Camonica.

Ciò che viene messo in luce è come queste due entità esistenziali, siano comunemente concepite in mod

o dicotomico e solo successivamente rese parte l’una dell’altra in un’armoniosa coesistenza che permetterà alla persona di funzionare in modo più sano ed equilibrato, recuperando il contatto con sé stessa e con tutte le sue qualità.

Ognuna delle realtà esistenziali utilizzate come espressione del tema centrale, mostra come a partire da un’energia o un’entità originaria: la personalità sana, il noumeno, “il nocciolo essenziale dell’universo situato al di là dei limiti nei quali è dato all’uomo fare esperienza della realtà” (Marie Laure Colonna, Animus e Anima,1992, pag.16) avvenga una separazione che dà vita a quelle antinomie che poi andranno a ricongiungersi grazie al lavoro terapeutico offrendo nuova vitalità all’organismo inteso come essere umano.

Lavorare sugli archetipi del maschile e del femminile ci aiuterà a fare la spola tra queste due dimensioni mettendole in dialogo, grazie soprattutto al loro ruolo già mediativo, riuscendo così a svilupparne il potenziale nella direzione di una maggiore integrazione alla personalità già cosciente.

 

ELENA GADALDI (PT15)

Relatrice: De Marinis Donatella

GESTALT E ONCOLOGIA

Questa tesi è il riassunto di due anni e mezzo di tirocinio presso il reparto di Psiconcologia dell’Istituto Ospedaliero Fondazione Poliambulanza di Brescia.

Prima di questa esperienza, non avevo mai lavorato in un ospedale, per me è stata una scelta non di facile realizzazione, ma molto significativa.

Lavorare in questo reparto mi ha permesso di conoscere una tipologia di pazienti che non avevo mai incontrato prima e mi ha confrontata con un nuovo ambiente, quello ospedaliero, a me sconosciuto.

Sono grata dell’esperienza che ho potuto fare e sono grata ai pazienti che ho incontrato e, in alcuni casi, salutato per sempre.

Emotivamente è stato un percorso toccante, ricco di emozioni forti, di rapporti che si sono evoluti anche in seguito e che, in alcuni casi, tutt’ora proseguono.

In questo lavoro ho voluto trovare i punti di contatto tra la Terapia della Gestalt e l’oncologia.

Nella tesi analizzo in particolare due strumenti che ho potuto sperimentare: la Dignity Therapy di Harvey Max Chochinov e il gruppo di rilassamento che tenevo il lunedì mattina con alcuni pazienti del reparto di oncologia.

Nel mio lavoro, dedico le parti introduttive alla definizione di cancro, i fattori di rischio, l’incidenza del cancro nella mia città (Brescia); ho dato una spiegazione in merito alla psiconcologia esplicitandone metodologie ed obiettivi, con particolare riferimento al servizio in cui ho svolto tirocinio.

La parte centrale è dedicata alla descrizione della Terapia della Dignità studiata e sperimentata da uno psichiatra canadese, Harvey Max Chochinov che ha iniziato ad utilizzare questa terapia breve nelle cure palliative. Si tratta di una terapia fondata sul costrutto della Dignità e che si svolge in 4 incontri al termine dei quali, con il paziente, si redige un documento di generatività (così viene chiamato nella terapia) che il paziente potrà lasciare a chi desidera come testamento delle sue ultime volontà emotive.

L’altro strumento che descrivo è il gruppo di rilassamento che tenevo ogni settimana, della durata di circa un’ora e mezza in cui, oltre alle tecniche di rilassamento che descrivo (rilassamento progressivo di Jacobson, rilassamento frazionato di Vogt, Training Autogeno, visualizzazioni guidate, respirazione), i partecipanti condividevano, per il tempo che rimaneva, esperienze e vissuti.

Durante e dopo il tirocinio, ho avuto modo di pensare alla mia esperienza arrivando alla conclusione che la Gestalt, grazie alla sua peculiare visione relazionale, olistica e di campo, fa sì che si possa creare uno spazio di accoglienza e contenimento in un ambito molto complesso come quello oncologico.

In oncologia, rispondere al dolore vuol dire sostenere un processo di integrazione della malattia nella propria vita e nel proprio campo.

Il cancro non è solo malattia del corpo, ma malattia globale in cui la dicotomia mente-corpo viene eliminata, come la disgiunzione tra mondo interno e mondo esterno.

Uno dei fatti più evidenti nell’uomo è che esso costituisce un organismo unificato (Perls, 1973).

Quindi, percorrendo la mia esperienza, ho riscontrato la necessità dell’esserci come terapeuta, avendo come unica possibilità stare nel qui ed ora, attraversare il dolore fisico e psichico della malattia, aiuta a riconoscere i propri bisogni e a gestirli.

Si tratta di un nuovo adattamento creativo: dopo la comunicazione della malattia, la vita cambia improvvisamente, il cancro entra a far parte della storia di vita e, per poter andare avanti è necessario reimparare a vivere, inserendo la malattia nella propria esistenza. Se ciò non accade, la malattia rimane una cosa “fuori dal sé” sulla quale non si può fare granchè, se non subirne gli effetti devastanti.

Si tratta di accettare il rischio di una esperienza personale consapevole (Zerbetto, 1998).

L’impotenza è un sentimento che ho sentito spesso e che spesso mi ha fatta arrabbiare: dare un senso a certi percorsi di vita e di morte a volte risulta davvero molto difficile, quasi impossibile.

Scrivere la mia esperienza ha aiutato a dare senso, a ripercorrere le vite, a ritrovare la Gestalt e forse, anche a vedere sviluppi futuri nel mio lavoro

MARCO COVELLI (PT4)

Relatore: Riccardo Zerbetto

WELCOME TO THE DIGITAL JUNGLE

Nei primi capitoli, la tesi descrive le caratteristiche e i comportamenti tipici della dipendenza dalla tecnologia. Il contributo evidenzia le principali analogie che legano il mondo digitale con il gioco d’azzardo, con un approfondimento sul Gaming Disorder e l’introduzione del concetto di Avatar Ideale. Esploreremo insieme la Giungla Digitale, con un approfondito paragrafo sulla dimensione del porno online e la descrizione di un percorso di Educazione all’affettività e sessualità svolto

presso una scuola secondaria di primo grado della provincia di Milano.

Nel capitolo 4 e 5 si propongono possibili integrazioni e applicazioni, dal punto di vista metodologico, tra l’approccio di George Downing e la terapia della Gestalt, sulla base delle scoperte neuroscientifiche di Jaak Panksepp.

Nel capitolo 6 viene presentato un innovativo approccio di studio sulla relazione educativa che prende in considerazione il contesto domestico, scolastico e comunitario. La prima sezione sarà dedicata ad un focus sullo sviluppo cerebrale dei nostri giovani e sui grandi cambiamenti che si verificano in questa fase evolutiva. L’intento è di fare affidamento alle spiegazioni e scoperte neuroscientifiche di Daniel Siegel per rispondere alle classiche domande dei genitori «figlio mio, non ti riconosco più, eri così un bravo da bambino, chi sei diventato? Ma non potevi pensarci prima? Perché hai fatto una cosa così irrazionale?» Nella seconda parte entreremo nello specifico dell’approccio ideato da Haim Omer, psicoterapeuta israeliano, creatore del modello Non Violent Resistance e The New Authority. Basandomi sulla formazione e i consigli condivisi dall’autore, ritengo due concetti come colonne portanti dell’approccio: la nuova autorità dei genitori e le conquiste evolutive dei ragazzi. Nel corso della descrizione troverete dei riferimenti al modello della Non Violent Communication di M.Rosemberg e alla psicoterapia della Gestalt.

Il capitolo si conclude con la descrizione di strategie educative finalizzate a prevenire un utilizzo eccessivo degli strumenti tecnologici. Nel capitolo 7 vengono descritte delle strategie per la gestione delle emozioni e delle distrazioni digitali e per garantire un’efficace prevenzione di situazioni stressanti e l’applicazione efficace della nostra attenzione. Nello specifico saranno approfondite tecniche per la gestione ottimale delle nostre risorse mentali ed emotive.

In conclusione, si sottolinea l’efficacia dell’approccio gestaltico, su cui ho avuto modo di formarmi negli anni grazie alla fiducia e professionalità di Riccardo Zerbetto e Donatella De Marinis, direttori del Centro Studi di Terapia della Gestalt, per prevenire e curare la dipendenza dalla dimensione virtuale.

La tesi si pone come obiettivo lo sviluppo di un background teorico per il progetto di cura e prevenzione della dipendenza dalla tecnologia Orthos Net (www.orthos.biz).

JESSICA MONTALI (PT15)

Relatrice: ZAIRA DI MAURO

IL CONTATTO FISICO COME BISOGNO NON RICONOSCIUTO: DALLA CREAZIONE ARTISTICA ALLA PSICOTERAPIA GESTALTICA

Questa tesi nasce dalla voglia di condividere e, soprattutto, di osservare il processo del lavoro terapeutico che ho svolto su me stessa in questi anni sul tema del contatto fisico. Credo che il lavoro terapeutico su di me sia stato molto importante sia per la persona che sono diventata, sia per la professionista che sono e che sarò.

Partendo dalla mia esperienza personale ho deciso di approfondire il tema del contatto fisico da un punto di vista sia generico che fisiologico, per poi mettere a confronto approcci psicoterapeutici di orientamento diverso. In particolare vengono messi a confronto l’approccio psicoanalitico, l’approccio gestaltico e quello bioenergetico con l’obiettivo di mettere in risalto come tali orientamenti si pongono rispetto al tema del contatto fisico tra terapeuta/analista e paziente.

Viene inoltre dato rilievo all’importanza che la creazione artistica ha avuto per me, rappresentando l’oggetto mediatore tra mondo interno e mondo esterno, consentendo così il distacco e l’affrancamento dai miei genitori e, quindi, lo sviluppo di un’identità.

Infine vengono descritti alcuni casi clinici in cui ho utilizzato il contatto fisico e la creazione artistica come strumenti per lavorare con il paziente.

TANIA RE (PT15)

Relatore: Riccardo Zerbetto

VALUTAZIONE DEGLI OUTCOMES DEL PROGRAMMA ORTHOS PER IL TRATTAMENTO DEL GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO

Mancano, allo stato attuale nel nostro Paese ma anche a livello internazionale, risorse di trattamento per patologie che si diversificano in una gamma di diverse espressioni fenomeniche che vanno dal gioco d’azzardo patologico, alla sex addiction, all’abuso di internet, all’abuso di ecstasy, cocaina ed altri stimolanti, specie se assunti in modo saltuario.

La tipologia dei “nuovi dipendenti” si esprime inoltre in una gamma estremamente diversificata a livello sociale, culturale, di età e di censo rendendo difficile un inserimento in contesti terapeutici predisposti per popolazioni target assai relativamente omogenee e quindi meno adatte ad immissioni da parte di soggetti con storie personali e problematiche fortemente diversificate.

Ne deriva un forte disagio nella possibilità di offrire utili e realistici sbocchi terapeutici in situazioni che, seppure non ricalcano la devastante drammaticità di quadri di eroinomania primaria, comportano comunque forti elementi di sofferenza psico-­adattiva ai singoli, alle famiglie ed alla collettività.

Il disturbo da gioco è stato introdotto per la prima volta nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali della terza versione (DSM III) dall’Associazione Americana Psichiatrica (APA) nel 1980 e da allora ha assunto il titolo di “malattia psichiatrica”.

Rispetto al precedente DSM-­IV, una modifica apportata che potremmo considerare fondamentale è lo spostamento del gioco d’azzardo patologico nel capitolo delle dipendenze (Substance-­Related and Addictive Disorders). Lo spostamento del ‘disturbo da gioco d’azzardo’ (Gambling Disorder), come viene ora denominato nel nuovo Manuale, è l’espressione di un cambiamento epistemologico che riguarda sia il GAP sia le dipendenze nel loro complesso. La ricerca scientifica ha infatti rilevato che le analogie tra GAP e dipendenze chimiche vanno ben al di là della fenomenologia comportamentale. La ricerca neurobiologica e la neuroimaging hanno mostrato infatti sovrapposizioni dei quadri di addiction, innanzi tutto per quanto riguarda le diverse dipendenze chimiche e più̀ recentemente tra dipendenze chimiche e non chimiche.

A tutti gli effetti quindi il DSM-­5riconosce al GAP lo status di dipendenza. La questione ha rilevanza clinica in quanto autorizza gli operatori ad applicare al gambling patologico strumenti terapeutici propri dei programmi per l’addiction. Se da un lato appare necessario operare un adattamento di tali strumenti ed una loro integrazione con altri trattamenti più̀ specifici per i giocatori, dall’altro si può.̀ sostenere che ogni operatore delle dipendenze possiede nel proprio bagaglio culturale e operativo adeguati strumenti.

Sulla base di quanto fin qui detto sul fenomeno GAP, la ricerca mira a valutare gli outcomes di Orthos, un progetto italiano basato sull’ approccio residenziale breve multimodale per il trattamento del GAP. A seguito della ricerca sviluppata da Zerbetto, Schimmenti, Poli e Caretti (2012) sui risultati del progetto Orthos è stata definita una nuova ricerca che si completa in 2 Studi cos. definiti:

 

  • Studio n. 1 in cui sono stati inclusi 165 soggetti che hanno partecipato al programma Orthos. I soggetti sono stati ricontattati de visu o telefonicamente almeno 12 mesi al termine del programma ed entro i 10 anni successivi. Lo studio mira a valutare l’efficacia del programma nel tempo valutando i soggetti attraverso un test specifico per il Gioco d’azzardo Patologico (SOGS) e la scala VGF utilizzata per la valutazione globale del soggetto.

 

  • Nello Studio n. 2 sono stati valutati 40 soggetti che hanno terminato il progetto Orthos da minimo di 6 mesi fino ad un massimo di 24 mesi. Lo studio mira a valutare oltre gli outcomes di miglioramento del GAP, i costrutti propri del GAP come definito nei capitoli introduttivi in particolare: presenza e della severità del GAP, impulsività, l’alessitimia e la disregolazione affettiva.

 

Al termine dei due studi possiamo dire che l’analisi dei risultati conferma l’efficacia del trattamento ORTHOS rispetto alla riduzione dei sintomi di gioco, con oltre l’85% del campione in cui i sintomi non hanno più rilevanza clinica (punteggi inferiori a 5 in SOGS). In riferimento alla valutazione globale dei soggetti (VGF), c’è un miglioramento statisticamente significativo che si mantiene nel tempo previsto dall’analisi dei 10 anni. ORTHOS è un programma mirato a gamblers “problematici”, che non soffrono di gravi malattie psichiatriche, è un programma intensivo e basato su un approccio umanistico-­esistenziale che si dimostra come un programma efficace per il trattamento del gioco d’azzardo patologico. Sebbene il gruppo analizzato sia adeguato, sono necessarie ulteriori ricerche sul campo per confermare l’efficacia di tale approccio.

 

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